E perché non votare una mozione di sfiducia del Ministro Boschi per il crack di Lehman Brother?

Dicembre 21, 2015 2 Di Gaetano Intrieri
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foto tratta da il sole24ore.it

Quando qualche mese fa iniziai a dilettarmi con questo mio blog, pubblicando un mio lavoro dal titolo “Lehman Brother: gli effetti di un crack autopoietico”, mai avrei pensato ad un evento come quello maturato in questi giorni: un giovane ministro del governo Italiano, che risponde in parlamento delle azioni del di Lei padre. Francamente, un evento simile, non avrebbe mai potuto trovare posto nei miei stereotipi mentali neanche dando sfogo a tutto il tasso di immaginazione di cui dispongo. Se poi la vicenda si svolge all’interno di un crack relativo ad un istituto di credito allora le mie sinapsi rischiano il default. Qualche giorno fa noi Italiani abbiamo assistito a momenti tra i più comici che il Parlamento della nostra Repubblica ci potesse riservare, in quanto sia la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni che il discorso pronunciato in aula dal Ministro per difendersi, contribuiscono a definire un cluster di teatralità, il cui livello di intensità è tale che neanche il grande Edoardo De Filippo sarebbe stato in grado di creare un qualcosa di analogo. Da una parte una mozione di sfiducia legittimata da non si capisce bene quale conflitto di interessi e finalizzata a mera propaganda populista con elevatissimo tasso di ignoranza della materia, dall‘altra parte un Ministro che invece di rispondere nel merito si affida al buonismo invocando l‘amore di una figlia verso un padre di umili origini che con sacrifici non comuni ha permesso a Lei e ai fratelli di conseguire la Laurea come epilogo del loro percorso di studi. Di certo è inquietante di come lo “sfascismo plutarchico” grazie anche a fanfare dei guru dell’informazione giustizialista abbia tracimato gli argini di un equo senso civico, deflagrando le cosiddette “economie di specializzazione” e allo stesso tempo esaltando la mediocrità di individui il cui unico skill appare quello di essere paladini di una morale tanto falsa quanto ipocrita, corroborata da uno sfrenato senso di protagonismo che più che esaltare le capacità e le competenze di chi si propone come il nuovo che avanza, ha il solo obbiettivo di distruggere la dignità e la morale degli avversari. Questi giovani rampanti, in realtà non hanno alcun contenuto serio da proporre, piuttosto li vedi quasi fieri della loro evidente ignoranza da usare come antidoto al malcostume e alle nefandezze che appartengono ai loro avversari politici in quanto tali. Non vi sono idee e strategie atte a migliorare il welfare del sistema Paese, ormai lo scenario è quello dei buoni contro i cattivi ove ognuno avoca a se la parte del buono evidenziando le nefandezze del nemico ma senza mai definire e proporre una strategia efficace e dai contenuti realistici. Ecco quindi che in un Paese ormai in continuo corto circuito perché vittima di un arco costituzionale composto per lo più da mediocri personaggi senza arte ne parte, quello che in questi giorni ha visto protagonista il Ministro Boschi, può essere definito come l‘epilogo dello scenario appena descritto, e a questo punto perché no? si potrebbe pensare di sfiduciare il Ministro anche per il crack di Lehman Brother tanto in termini di nesso causale non cambia nulla. Ci troviamo di fronte ad un Ministro che ha tutte le caratteristiche per catalizzare a se sentimenti di invidia ad altissima densità, è innegabile infatti, che vedere questa donna di bell’aspetto e dai modi gentili affondare nell’ignominia sotto i colpi degli ignoranti finti “perbenisti”, soddisferebbe il tasso di invidia che avvolge molti di noi in questo Paese. Questo è il motore primario dell’azione del nuovo che avanza, quel nuovo che conscio della propria pochezza in termini di contenuti cerca di fare dello scandalo vero o presunto il grimaldello per destituire chi gestisce il potere, approfittando inoltre della collaborazione di alcuni organi di informazione che del giustizialismo e dello scandalo a tutti i costi ne hanno fatto un business di non poco conto per le proprie tasche. A nessuno di fatto, importa capire cosa sia una obbligazione subordinata, tanto meno importa di quelli che hanno perduto i loro risparmi. Il vero obiettivo è “sputtanare” l’avversario politico per gli oppositori e fare business ovvero ricavi per chi fa informazione populista, con un minimo comune denominatore: alimentare il tasso di invidia dei mediocri sempre pronti ad offendere, beffeggiare, giudicare chi esercita il potere a qualsiasi livello pur di affermare la loro esistenza costellata di pochezza diffusa. Ed essendo questi ultimi un esercito numeroso, sono un target di grande appeal sia in termini di ritorno elettorale per chi è alla ricerca di consensi per governare, sia in termini di ritorno economico per chi vende informazione. Ecco allora che in questo grande circo Barnum, in termini di sistema economico ci troviamo di ad una realtà  che non è quella dettata dalle situazioni contingenti, ma piuttosto quella costruita dai mezzi di informazione in base a meri interessi di bottega. Oggi siamo tutti solidali con gli obbligazionisti di Banca Etruria, bene!! allora mi chiedo perché non essere solidali anche con quei risparmiatori che hanno sottoscritto qualche anno fa alcuni prodotti offerti dal Monte dei Paschi di Siena, quali: Visione Europa, For You ecc. o ancora con quegli imprenditori che si sono trovati immersi negli strumenti finanziari derivati proposti da Unicredit o Banca Intesa senza sapere minimamente nulla di cosa fossero, ma solo per ottenere in cambio i denari richiesti per finanziare le loro attività. E infine, cosa dire dei prestiti concessi dai nostri istituti di credito ad imprenditori che hanno di fatto finanziato a leva (ovvero mettendo poco o nulla del loro patrimonio) le loro iniziative imprenditoriali per poi lasciare al sistema creditizio sofferenze ormai fuori controllo che incidono per circa il 10% del nostro PIL.

Il sistema del credito in Italia è ormai al collasso e la centralizzazione del sistema di sorveglianza passato sotto le direttive della BCE sta dimostrando che le banche italiane sono per la maggior parte all’epilogo di un processo involutivo iniziato nel 2008 con il fallimento di Lehman Brother.

Ad oggi, a seguito della centralizzazione del sistema di sorveglianza in capo alla BCE, l’indicatore della solidità patrimoniale degli istituti bancari è il CET 1 Ratio (acronimo di Common Equity Tier) che, attraverso sei variabili indipendenti, definisce il rapporto tra capitale e impieghi degli istituti di credito.  Il CET 1 Ratio adotta i criteri definiti dall’accordo Basilea 3 ed evidenzia che molte delle nostre banche sono molto vicine ai valori patrimoniali soglia, i quali, a mio avviso tenderanno a decrescere ulteriormente, considerando le posizioni creditizie classificate “ad incaglio” con cui il sistema bancario identifica i crediti di dubbia esigibilità e che spesso non è altro che l’anticamera della classificazione del credito a sofferenza che a sua volta incide negativamente sul capitale degli istituti di credito.

Ecco quindi che mentre assistiamo al teatrino politico di questi fantastici personaggi che popolano il nostro Parlamento, nessuno considera l’allarme più volte lanciato dal Presidente della BCE circa i crediti a sofferenza presenti all’interno del sistema bancario italiano. La crescita del nostro PIL che non sia quella centesimale pubblicizzata dal nostro Primo Ministro, non può prescindere dalla definizione a livello sistemico di questi crediti che ormai possiamo definire “carta straccia”. Solo un’azione politica che prenda seriamente in considerazione la soluzione di questo problema può orientare l’economia interna verso una crescita strutturale sostenibile e non come prodotto marginale di variabili esogene come l’attuale prezzo del Brent o l’apprezzamento della moneta americana nel rapporto €/$. Il recente segnale lanciato dal FED che dopo 9 anni ha alzato di un quarto di punto base i tassi USA, incidendo in tal modo sulla parità dei tassi di interesse, renderà più difficile incrementare i volumi del “quantitative easing” e condizionerà la politica monetaria ultra-espansionista verso cui si è orientata la BCE con l’avvento di Mario Draghi alla presidenza. A sua volta, su Paesi come il nostro, caratterizzati da un rapporto elevato tra PIL/debito pubblico, verranno meno i benefici generati dall’incremento della base monetaria, su cui dopo l’entrata della moneta unica, come è noto non abbiamo libero arbitrio, non essendo più portatori di ultima istanza.

Occorre quindi definire subito i criteri di costituzione della cosiddetta “bad bank” verso cui trasferire i crediti deteriorati delle banche aumentando in tal modo il valore del CET1 degli istituti di credito che tra l’altro allo stato sono i maggiori detentori del nostro debito pubblico sotto forma di obbligazioni dello Stato. Solo così il sistema bancario può tornare ad impiegare il denaro dei risparmiatori finanziando il tessuto imprenditoriale con un piano serio e sostenibile e soprattutto sulla base di nuove regole che facciano tesoro degli errori passati. Per un Paese come il nostro, in cui le PMI sono l’asse portante dell’economia interna, la redistribuzione dei risparmi sotto forma di impieghi deve poter contare su regole certe, ma soprattutto adeguate alla realtà economica. La struttura del sistema creditizio svedese ad esempio, non può essere applicata da noi e anche all’interno stesso della nostra penisola l‘approccio agli impieghi non può essere omogeneo. La realtà economica della Lombardia è assai diversa da quella della Calabria, ecco quindi che la politica si deve fare carico di accompagnare il sistema creditizio intervenendo con fondi rotativi di garanzia per proteggere la debolezza patrimoniale che attanaglia soprattutto le imprese del nostro mezzogiorno, altrimenti, si rischia di ampliare ancor più drammaticamente il gap di crescita tra il Nord e il Sud del Paese. Non ultimo, occorre ripristinare anche da parte delle cosiddette banche di sistema una presenza decisionale decentrata all’interno delle differenti realtà economiche dei nostri territori come primo passo verso la ricostruzione di un rapporto tra banca e impresa che torni ad essere di reciproca fiducia e per questo anche basato sulla conoscenza diretta al fine di supportare il giudizio sulla valutazione del merito creditizio che, alla luce di questa decennale crisi economica, non può basarsi unicamente sulle analisi dei dati economico patrimoniali o sulle segnalazioni dei database che rilevano gli eventi storici riguardanti la solvibilità dei soggetti richiedenti credito. I rating imposti da Basilea devono certamente essere considerati, ma è altrettanto vero che non si può prescindere dalle realtà locali nei processi di erogazione del credito, altrimenti il rischio è quello di rallentare ulteriormente la crescita.

Queste sono le politiche che dovrebbero interessare chiunque venga eletto dai cittadini per migliorare il loro welfare, ed in una economia sempre più globalizzata occorre sapere anche attrarre investitori esteri con delle riforma serie e mirate così come una notevole importanza risiede nella costruzione di una azione politica che incentivi i processi di innovazione tecnologica creando le migliori condizioni ambientali attraverso l’incentivazione di spillover tecnologici e avendo cura inoltre di saper redistribuire tra le classi sociali la nuova ricchezza generata dalla crescita determinata dai processi innovativi. (A tal proposito per chi ne fosse interessato sempre su questo blog si possono trovare alcuni spunti a riguardo nell’articolo: “Innovazione ed i presupposti della crescita”).

E’ evidente quindi, che in uno scenario del genere, in cui non è più consentito posporre decisioni ormai imprescindibili per il nostro futuro, focalizzarsi sulla sfiducia al Ministro Boschi per presunte responsabilità del suo babbo la cui forse unica colpa pare essere l‘inadeguatezza a ricoprire l’incarico di vice presidente di una banca è davvero quanto di più inetto ed inutile si possa pensare. Forse sono altri i motivi e i soggetti per cui si dovrebbe chiedere la sfiducia, ma sono motivi meno populisti e giustizialisti ergo non interessanti da dare in pasto all’opinione pubblica e forse più che la bella esponente dei governo Renzi si dovrebbero sfiduciare chi da una parte aspetta inerme lo scorrere degli eventi che potrebbero diventare drammatici per noi cittadini e dall’altra chi perde il proprio tempo in mozioni di sfiducia che rasentano il ridicolo.